Secondo giorno

Oggi il treno è arrivato con dieci minuti di ritardo alla partenza, chissà come arriverà…..
Vi stupirò con effetti speciali, ma soltanto 4 minuti di ritardo. Un recupero a dir poco raro.
Comunque, giornata noia a lavoro, editare documenti….possibile sia così difficile trovare un lavoro in cui si possa pensare? Mah…. Sarà che lavoro in un colosso burocratico che nessuno capisce bene, nemmeno chi ci lavora dentro da anni. Insomma, oggi si parlava di gravidanza, c’è una ragazza al quarto mese, bimbo voluto ma diciamo capitato troppo presto secondo i programmi. Oggi pianificava, lo allatto fino a tre mesi e poi basta, lo metto in camera sua….. Io pensavo “beata te….vedrai quando arriva, quando la vedi, la tocchi, e ti rendi conto che è tua, così piccola, cosi splendida, così indifesa, fragile, con una voglia irrefrenabile di vivere ma dipendente in tutto e per tutto da te”. La sua vita nelle tue mani. Ti senti piccola anche tu, e allo stesso tempo la guardi e senti una forza invincibile, senti che puoi fare tutto, tutto per quella creatura. Senti che farai tutto per poterle regalare il sorriso e per vedere il suo futuro. Ti dimentichi delle regole e dei bei propositi fatti durante la gravidanza, quando sei già mamma, ma tutto è più intangibile. E poi Il resto dipende poco dalla mamma…. Anche io programmavo, poi mi hanno messo quel fagottino vicino, e da quel giorno tutto, dico tutto è cambiato, me compresa. Non ho più deciso nulla. Ha fatto lei. Mi ha fatto sorridere vederla così decisa. Mi ci rivedevo, e non le ho detto cosa le aspetta. Magari per lei sarà diverso. O no.
Il mio fagottino adesso cammina, quasi parla, va a scuola e mi fa tantissimi dispetti.
Tornando a noi, sono sul treno, per cambiare, ma per non abituarci troppo bene ha i suoi soliti 15 minuti di ritardo.
A tutti una buona serata, mi preparo a scendere, anche se fiduciosa, mi ero preparata 15 minuti fa!!!!!

Il ritorno

È la parte della giornata che mi stressa di più, non so perché, anzi si lo so. Il fatto di metterci più di due ore a rientrare mi irrita. Il fatto che si sforino le due ore a causa dei ritardi di trenitalia, nel 98% dei casi, beh mi irrita ancora di più. Fortunatamente il pensiero di tornare dalla mia famiglia mi mette il buon umore. Anche se appena arrivata inizia il rituale, bagno-cucina-cena-nanna che dura fino a tarda sera. Il sedere sul divano lo appoggio un giorno si e dieci no. Ma non mi lamento, mi piace, e tante mamme sono messe molto peggio di me. Tutto sommato sono una privilegiata.

oggi la mia giornata è stata animata dall’asilo nido. Non mi hanno avvertito che mia figlia stava male, non solo, non rispondevano nemmeno al telefono. Appena sta bene intercetto la direttrice, le tolgo la prima e la seconda pelle. Non tanto perché mia figlia stesse malissimo, ma semplicemente perché, con quello che pago voglio poter stare tranquilla, quindi se mia figlia sta poco bene, mi avvertite, non ci sono santi. Poi, sarà giusto tenere una bambina malata assieme ad altri, lo trovo poco rispettoso verso gli altri bambini. Ed infine, una struttura che ospita oltre cento bambini, tutti paganti fior di quattrini, si può permettere di non rispondere al telefono?!?! Ho telefonato per 40 minuti senza ottenere risposta, tu hai mia figlia e io ti devo poter raggiungere. Punto. E non fatemi dire parolacce.

Ecco.

Sono in treno. È già in ritardo….e deve ancora partire. Parliamone.

Partito con 5 minuti di ritardo.

Arrivato con 20 minuti di ritardo, così per nessun motivo.

L’Ispirazione

Ero in macchina ieri. La bimba dormiva. Tornavamo a casa dopo un bellissimo matrimonio. Stanchi ma contenti del fine settimana. Era il momento giusto per pensare. E così ho pensato. Ho pensato alla mia nuova vita da pendolare. Quattro ore di viaggio per lavorarne otto. Eh, la crisi è la crisi, quindi quel che si trova si fa. Mi dispiace per la mia bimba, ma d’altra parte, non è l’esempio di una nullafacente quello che le voglio dare. Pensavo. E pensavo…..come impiego queste quattro ore? Lavoro? No, quello lo lascio all’ufficio e alle tarde ore della notte. Dormo? No, tanto in treno non riesco. Faccio la maglia? No, in treno si traballa troppo. Leggo? Hmmmm…..mi piace farlo seduta nel mio letto. Non avevo soluzioni, poi all’improvviso ad alta voce ho detto “tengo un diario dei ritardi dei miei treni”. Sguardo interrogativo di lui.
Durante il viaggio ho elaborato il mio pensiero e ne è venuto fuori questo blog, che scriverò esclusivamente in treno e che aggiornerò con il ritardo del mio treno giorno per giorno.
Non so scrivere e non ho molto da dire, almeno non penso, ma almeno il viaggio mi passerà più veloce. E forse mi distoglierà un pochino dal senso di colpa che ho a lasciare la mia bimba all’asilo nido.
Quindi, torno nel pomeriggio per aggiornare e……speriamo che le 17 arrivino presto!!!!